Soddisfazione da parte di Confagricoltura Asti per la nuova legge regionale sulla caccia che martedì 12 giugno è stata approvata dal Consiglio Regionale del Piemonte.
Una legge innovativa, che coniuga la tutela della fauna con l’attività venatoria aggiornandola ai nuovi scenari che si sono determinati con il proliferare della fauna selvatica dannosa non solo alle coltivazioni, ma anche all’incolumità dei cittadini, come nel caso di cinghiali e caprioli.
Si tratta di un notevole passo in avanti da parte delle istituzioni dopo svariati tentativi effettuati negli anni precedenti durante i quali si è tentato invano di trovare un punto di incontro tra cacciatori, agricoltori e privati cittadini. Una legge che finalmente conferisce al Piemonte una regolamentazione dell’attività venatoria senza alcun intento punitivo verso i cacciatori e nel pieno rispetto della tutela dell’ambiente e di tutti i cittadini.
Confagricoltura Asti, da anni al fianco degli agricoltori danneggiati dalle innumerevoli specie selvatiche presenti sul nostro territorio, e che in passato aveva proposto abbattimenti selettivi di ungulati, ora plaude a questa nuova normativa.
Siamo finalmente giunti ad un punto di svolta”, ha affermato Roberto Rapetto, imprenditore agricolo, nonché cacciatore associato a Confagricoltura Asti. “Apprezziamo l’impegno da parte delle istituzioni che hanno lavorato molto per giungere a questo traguardo – ha continuato Rapetto non risparmiando tuttavia una vena polemica – si tratta infatti di una legge che era già da introdurre tempo fa per reprimere una fauna selvatica che oggigiorno sembra sempre più incontrollabile“. “E’ necessario – ha concluso Rapetto – intensificare le squadre di caccia già esistenti per cercare di limitare i danni causati da cinghiali e caprioli nei periodi opportuni, ovvero durante la stagione invernale, prima della semina delle colture. Intervenire nei mesi primaverili ed estivi non ha alcun senso”.
Una delle principali novità è senza dubbio il divieto di cacciare durante tutte le domeniche di settembre, con la possibilità per i proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni inserendo misure straordinarie di controllo della fauna selvatica su richiesta delle organizzazioni sindacali agricole e dei sindaci, coinvolgendo anche i proprietari e i conduttori dei fondi danneggiati, purché in possesso di abilitazione venatoria.