Il contesto di riferimento

Il particolare momento che stiamo vivendo presenta un quadro di profondi e rapidi cambiamenti che coinvolgono anche il settore agroalimentare.
La crisi economica determinata dalla pandemia non ha fatto altro che rendere più evidente questo scenario e più impellente la necessità di adeguare il sistema Paese ai mutamenti in atto, imprimendo una forte accelerazione al superamento delle criticità che impediscono o rallentano un adeguato tasso di crescita del PIL nazionale che, al pari di diversi altri Paesi europei, sta vivendo una fase di stallo, se non di declino.
Quindi anche in agricoltura c’è la necessità di trovare nuovi sistemi per potenziare il motore di sviluppo del comparto, che deve anche stare al passo con l’evoluzione tecnologica di altri settori. D’altro canto l’agricoltura dell’intero pianeta, già adesso ma ancor di più nei prossimi anni, è chiamata ad affrontare una domanda di cibo in crescita esponenziale, soprattutto da parte dei Paesi in via di sviluppo. Al tempo stesso i sistemi agricoli stanno diventando sempre più globali con il conseguente prevalere, sul piano del potere economico, di poche realtà multinazionali che finiscono per controllare la produzione, la lavorazione, la commercializzazione e la distribuzione dei prodotti alimentari freschi e trasformati di più largo consumo, oltre che influenzare la produzione e la vendita di sementi, macchinari, fertilizzanti, fitofarmaci, etc..
A fronte di un siffatto scenario mondiale, occorre consolidare la produzione interna del nostro Paese, garantendo la sicurezza alimentare ai consumatori e avendo un occhio di riguardo, tramite l’adozione di specifiche misure, per le delicate questioni del mutamento climatico e della sostenibilità ambientale, ivi comprese la qualità dell’aria e il risparmio dell’acqua.
In questo contesto fatto di sfide e di criticità, non solo per l’agricoltura ma per tutti i settori, i fondi della Next Generation EU potranno giocare un ruolo fondamentale, costituendo un’occasione talmente unica che il nostro Paese non può permettersi di perdere se vuole dare una decisa spallata alla crisi economica generata dall’emergenza Covid-19 e, al tempo stesso, rilanciare e riformare settori e servizi, quali la Pubblica amministrazione, le infrastrutture, il mercato del lavoro, la sanità e la scuola.
Quindi occorre coniugare un piano organico di riforme, insieme ad un’oculata e strategica gestione dell’ingente pacchetto di risorse finanziarie provenienti dall’Unione Europea.
Questa consistente iniezione di capitali deve quindi essere colta anche come opportunità per attivare e attuare al più presto le riforme strutturali di cui l’Italia e i nostri territori hanno bisogno, senza le quali l’impatto dei fondi europei avrebbe un effetto limitato.
Gli oltre 200 miliardi di euro che verranno assegnati all’Italia dall’UE dovranno essere, come indicato da Bruxelles, utilizzati in tre direzioni: transizione digitale e innovazione, transizione verde e sostegno alla filiera agroalimentare.
Sul piano più generale sarà necessario individuare una strategia costruita con la necessaria collaborazione di tutte le istituzioni, Regioni in primis, in quanto dovranno orientare le scelte nazionali anche in ragione della loro applicazione sul piano territoriale, oltre che con la piena condivisione delle organizzazioni di rappresentanza agricola in termini di obiettivi e strumenti.
Sarà anche necessario prevedere un coordinamento efficace ed efficiente, sia tra le diverse amministrazioni dello Stato, sia all’interno delle singole Regioni, per evitare deprecabili sovrapposizioni tra linee progettali che hanno obiettivi similari.
Non meno importante sarà la possibilità, tramite adeguati monitoraggi, di poter misurare i risultati in termini di efficacia ed efficienza in modo da eventualmente riorientare gli interventi previsti o cambiare, se del caso, la rotta.
Da ultimo, ma non meno importante, la strategia dovrà individuare strumenti di semplice e immediata applicazione, per evitare la perdita di risorse. In questo senso dovrebbero essere ridotte al massimo, velocizzate ed informatizzate il più possibile le procedure di assegnazione dei fondi.

Transizione verde e sostegno alla filiera agroalimentare

Per quanto concerne il settore agricolo, gli interventi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dovranno colmare le lacune legate al ritardo organizzativo e tecnologico (digitale, aree interne, logistica, etc.), contribuendo così all’obiettivo dell’Italia di raggiungere l’autosufficienza alimentare e quindi competere con gli altri Paesi in termini di quote di mercato.
A fronte di queste considerazioni, la strategia di crescita comune dovrà puntare su alcuni aspetti fondamentali, da declinare poi anche a livello regionale.
1) Filiere produttive: individuare quelle che a livello territoriale determinano il maggior valore aggiunto e indirizzare le risorse stanziate, anche attraverso le politiche di coesione, verso infrastrutture e servizi necessari al fine di rendere queste filiere maggiormente produttive e competitive con elevati standards ambientali, di sicurezza e di qualità. La strutturazione delle filiere permetterà anche l’aggregazione delle aziende stesse, poiché il sistema agricolo, sia a livello nazionale, sia a livello piemontese, appare oggi ancora troppo frammentato.
2) Infrastrutture logistiche: la logistica è un fattore di produzione con livelli di importanza pari quasi alla produzione stessa. Mettere a disposizione delle imprese strutture logistiche, quali hub portuali ed aereoportuali specializzati anche per il controllo fitosanitario, l’alta velocità, i centri intermodali e altro permetterebbe di ridurre i costi derivanti dal trasporto delle merci, oltre al carico ambientale derivante dal trasporto stesso.
Insieme alle infrastrutture logistiche occorre prevedere un sistema di infrastrutture tecnologiche e digitali. Il Piemonte, realizzando i progetti che ha già in corso, dovrà favorire lo sviluppo di sistemi logistici attrezzati, collegati in particolar modo all’Alta Velocità e al Terzo Valico, per sostenere lo sviluppo dell’agroalimentare che, nell’ottica di promozione delle produzioni locali di eccellenza, permetterebbe di riconquistare fette di mercato che rischiano di essere occupate da prodotti di provenienza terza con standards a controlli ridotti.
In tale contesto è inoltre fondamentale considerare al centro dello sviluppo la ricerca e l’innovazione, ma anche la formazione e la diffusione della conoscenza, favorendo l’integrazione dei poli universitari raccordati con Il sistema delle imprese e delle organizzazioni operanti nel campo dell’aggiornamento professionale dell’assistenza tecnica.
L’accesso alle innovazioni tecnologiche dovrà essere alla portata delle nuove generazioni di agricoltori in grado di relazionarsi sia con le piattaforme tecnologiche, sia con i nuovi paradigmi di efficienza energetica per uno sviluppo sostenibile.
Sempre in un’ottica di efficientamento del sistema la risorsa idrica assume un ruolo fondamentale, per cui, in particolare in Piemonte, sarebbe importante prevedere la
realizzazione di ulteriori invasi e la modernizzazione delle reti idriche per ridurre le perdite e aumentare la superficie irrigabile, in un quadro di tutela della “risorsa acqua” garantita a tutti i livelli della produzione.
3) Riforme strutturali: queste ultime per poter essere operative hanno bisogno di una sovrastruttura efficiente della Pubblica amministrazione in grado di garantire sistemi di comunicazione ed interscambio snelli per alleggerire gli oneri burocratici a carico delle imprese. Oggi le informazioni sono presenti in più banche dati di competenza sia dei diversi dicasteri della Pubblica amministrazione sia dei diversi Assessorati delle Regioni, costringendo le imprese a dichiarare, per ogni singola domanda, la medesima tipologia di dato. Costruire, per esempio, un’unica banca di interscambio con le strutture pubbliche, permetterebbe di ridurre i tempi amministrativi e i costi di gestione della Pubblica amministrazione.
4) Multifunzionalità: l’agricoltura ha dimostrato di poter garantire reddito impegnando il suo potenziale produttivo in un’ottica di multifunzionalità. Né è un esempio il turismo che ha richiamato le persone dalle città verso le aree interne in una fase in cui si rischiava di perdere il patrimonio storico e culturale delle stesse aree. Oggi la visione multifunzionale dell’agricoltura, anche a livello regionale, potrebbe essere estesa e rafforzata rendendo il settore protagonista della transizione ecologica ed energetica grazie al riutilizzo dei sottoprodotti per fini energetici (biogas, biometano ed idrogeno) e all’impiego di superfici, magari destinate all’abbandono, per la generazione di energia solare e fotovoltaica, con la possibilità di far convivere contestualmente e sullo stesso terreno anche le coltivazioni.
5) Green Deal: le indicazioni dell’U.e. sono chiare. Nei prossimi anni il settore agricolo dovrà ridurre il ricorso alla chimica per la protezione delle piante e degli animali e aumentare la superficie destinata alle produzioni biologiche. Inoltre, l’attenzione dovrà essere pure destinata alle risorse boschive, anche in un’ottica di difesa del suolo dal dissesto idrogeologico e in termini di aumento del sequestro del carbonio.
6) Sensibilizzazione dell’opinione pubblica: un’altra importante esigenza è quella di far leva sulla consapevolezza dei consumatori, indirizzandoli su scelte alimentari non definite da algoritmi particolari. La qualità non deve essere messa in discussione, ma tuttavia occorre sensibilizzare i cittadini sulle quantità di cibo da assumere. I consumatori vanno informati sulla base di rigorosi parametri scientifici, favorendo la diffusione di un’alimentazione sana ed equilibrata.
Le sfide che abbiamo di fronte sono ambiziose e se si riesce ad inaugurare una nuova stagione di investimenti e di reale attenzione alle imprese che producono per il mercato e
aperte alle innovazioni si possono raggiungere traguardi molto avanzati a vantaggio della crescita economica del Paese, della coesione sociale e della salvaguardia del patrimonio ambientale.
In ultimo desideriamo manifestare il nostro apprezzamento per le scelte verso cui si sta orientando la Regione Piemonte per quanto riguarda la prosecuzione nel biennio 2021-2022 delle misure strutturali del PSR che vanno anche nella direzione auspicata dall’Unione Europea per contrastare la crisi dovuta alla pandemia e rilanciare il settore. Infatti, abbiamo condiviso con la Regione l’obiettivo di sostenere gli agricoltori nel miglioramento e ammodernamento delle loro imprese, anche attraverso l’apertura di nuovi bandi per la formazione degli imprenditori e degli addetti agricoli sulle opportunità offerte dalla Next Generation EU, oltre che di incrementare le risorse destinate alla promozione dei prodotti agricoli e alla loro certificazione.
Occorrerà ancora riservare una particolare attenzione al ricambio generazionale per favorire, su tutto il territorio regionale, l’insediamento di nuove aziende condotte da giovani, riservando loro un bando per incrementare la competitività declinata anche in un’ottica di introduzione delle tecnologie digitali nei processi di produzione, quale per esempio l’agricoltura di precisione.