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L’art. 10, n. 20) del DPR. n. 633/1972 stabilisce che sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto “le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni (…)“.
La disposizione contenuta nel sopra richiamato articolo, coerentemente con quanto previsto dall’articolo 132 della Direttiva CE n. 112 del 2006, subordina, pertanto, l’applicazione del beneficio dell’esenzione dall’IVA, al verificarsi di due requisiti, uno di carattere oggettivo, e l’altro soggettivo, stabilendo che le prestazioni a cui si riferisce:
a) devono essere di natura educativa dell’infanzia e della gioventù o didattica di ogni genere, ivi compresa l’attività di formazione, aggiornamento, riqualificazione e riconversione professionale;
b) devono essere rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni.
Come specificato da vari documenti di prassi (Ris. n. 77/E/2001), la terminologia “istituti o scuole” utilizzata dalla norma ha valore meramente descrittivo, in relazione ai soggetti che normalmente presiedono a tale attività, e non il significato di un’elencazione tassativa di soggetti ammessi a fruire dell’esenzione ai fini IVA.
Per ciò che attiene al requisito relativo al riconoscimento da parte di pubbliche amministrazioni, tale condizione si ritiene ugualmente soddisfatta, e l’esenzione operante, se, in base alle disposizioni vigenti, il riconoscimento viene effettuato, per ragioni di specifica competenza, da un’altra amministrazione dello Stato che non sia quella scolastica.
In materia di fattorie didattiche, l’Amministrazione Finanziaria ha avuto modo di esprimersi con Risoluzione n. 53/E/2007, in uno specifico caso dove ha concluso che l’esenzione IVA torna applicabile “in quanto risulta soddisfatto, sia il requisito oggettivo, trattandosi di prestazioni la cui natura educativa e didattica discende dai programmi statali e regionali in materia di educazione alimentare, sia quello soggettivo del riconoscimento che è stato conferito alle Fattorie Didattiche attraverso l’iscrizione delle stesse nel relativo Albo della Regione, che definisce e valuta ciascuna offerta formativa“.
Ciò premesso, con Ris. n. 205/2002 l’amministrazione finanziaria ha anche precisato che l’esenzione IVA deve ritenersi applicabile, una volta ottenuto il riconoscimento da pubbliche amministrazioni che deve riguardare specificamente il corso, educativo o didattico, che l’organismo intende realizzare.
Pertanto, stante l’attuale assetto normativo e di prassi amministrativa, l’esenzione IVA per i servizi didattici, in assenza dello specifico riconoscimento delle attività didattiche, non risulta applicabile. L’eventuale iniziativa volta ad introdurre una modifica legislativa, per equiparare il trattamento IVA per le prestazioni didattiche svolte nei confronti dei privati senza i requisiti di cui sopra, a quelle delle stesse prestazioni offerte in convenzione con le scuole, si pone di difficile attuazione in quanto dovrebbe superare gli ostacoli della previsione di cui alla citata direttiva comunitaria.

La Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio pubblica il decreto del MEF del 5/02/2021, emesso di concerto con il MIPAAF, che, in attuazione dell’art. 1, comma 622 della L. n. 145/2018, ha innalzato le percentuali di compensazione relative alle cessioni di legno, e di legna da ardere, al 6,4%, a far data dal 1° gennaio 2020. Il decreto ha stabilito la nuova misura della percentuale di compensazione, ex art. 34 del DPR. n. 633/72, per le cessioni riguardanti:

– legna da ardere in tondelli, ceppi, ramaglie o fascine; cascami di legno compresa la segatura (v.d. 44.01), di cui al numero 43 della tabella A – Parte I- allegata al DPR n. 633/72): 6,4%;
– legno semplicemente squadrato, escluso il legno tropicale (v.d. 44.04), di cui al numero 45) della tabella A – Parte I- allegata al DPR n. 633/72): 6,4%.

La percentuale di compensazione rappresenta l’IVA che il produttore agricolo può far valere a titolo d’imposta assolta sugli acquisti, in costanza di applicazione del regime speciale agricolo. Per la vendita di legno e legna da ardere, l’aliquota ordinaria è stabilita al 10% per le cessioni della legna da ardere e al 22% per le cessioni del legno semplicemente squadrato. I produttori di legname, potranno recuperare la maggiore imposta detraibile, per le liquidazioni periodiche IVA già effettuate, in sede di dichiarazione annuale IVA.

Il comma 40 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio per il 2021 introduce un’apposita norma di interpretazione autentica secondo cui la nozione di cui al numero 80) della tabella A, parte III, allegata al DPR. n. 633/1972, deve essere interpretata nel senso che in essa rientrano anche le cessioni di piatti pronti e di pasti che siano stati cotti, arrostiti, fritti o altrimenti preparati in vista del loro consumo immediato, della loro consegna a domicilio o dell’asporto. Di fatto, la disposizione, prevedendo l’applicazione dell’aliquota IVA del 10%, equipara la cessione dei beni alimentari alla somministrazione dei alimenti e bevande negli esercizi di ristorazione. Secondo una prassi consolidata (in linea con la giurisprudenza comunitaria), le somministrazioni di alimenti e bevande si distinguono dalle cessioni dei relativi beni, in quanto le prime sono caratterizzate dal ricorso ad una prestazione di servizi, mentre le seconde, mancando la prevalenza legata al servizio, si qualificano come cessioni di beni. Sul tema, con specifico riferimento al periodo emergenziale, era stata registrata una prima apertura da parte del MEF, il quale, in risposta ad un’interrogazione parlamentare aveva ammesso l’equiparazione ai fini IVA tra le somministrazioni di alimenti e bevande e le cessioni da asporto o a domicilio, nella misura in cui queste ultime costituiscano modalità integrative dell’attività di somministrazione abitualmente svolta dall’esercente, mentre per l’Agenzia delle entrate le cessioni in commento dovevano scontare l’aliquota IVA relativa ai vari beni ceduti. Con la norma interpretativa, pertanto, si risolve la querelle con la previsione, appunto, dell’applicazione dell’IVA con l’aliquota ridotta del 10%.

Il saldo annuale IVA per il 2019 può essere versato entro i termini previsti per i pagamenti dei Redditi 2020, per il 2019, applicando la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo 2020.
Sul punto, si fa presente che i contribuenti che non hanno pagato il saldo Iva del 2019 alla scadenza naturale del 16/03/2020 devono prima verificare se hanno diritto all’eventuale proroga per evitare la maggiorazione dello 0,40%. Infatti, tra i contribuenti che beneficiano della proroga del saldo IVA 2019 rientrano, per esempio, gli esercenti impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019, per i quali sono stati sospesi i versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 marzo 2020, relativi, tra l’altro, all’IVA, e, quindi, anche al saldo Iva 2019, in scadenza il 16 marzo 2020.
I versamenti sospesi potranno essere effettuati, senza sanzioni e senza interessi, in unica soluzione entro il 16 settembre 2020, o a rate fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con prima rata da pagare entro il 16 settembre 2020 e le successive entro il 16 di ciascun mese, ai sensi dell’art. 127, c.1, lett. b) del D.L. n. 34/2020 (articolo 127, comma 1, lettera b, decreto – legge 19 maggio 2020, n. 34, cosiddetto Decreto Rilancio).

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze – MEF ha comunicato la proroga dei termini dei versamenti in scadenza il 30 giugno al 20 luglio 2020, (IRPEF ed IVA), per i contribuenti soggetti agli ISA (Indicatori affidabilità fiscale). Pertanto, i contribuenti a cui non sono applicabili le disposizioni sugli ISA (es. soggetti che svolgono esclusivamente le attività agricole di cui agli art. 32 del TUIR) devono provvedere al versamento del saldo IRPEF 2019 e del primo acconto 2020 (Mod. Dichiarazione Redditi 2020) entro il 30 giugno 2020, oppure entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40 per cento.