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Confagricoltura Piemonte e la Sezione Piemonte dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) sottoscriveranno un accordo per favorire la tutela dell’arte, del paesaggio, della produzione agroalimentare di alta qualità coniugata con l’offerta di un turismo esperienziale, per offrire ai visitatori l’opportunità di godere della straordinaria bellezza della campagna piemontese.
La collaborazione tra Confagricoltura e l’Associazione Dimore Storiche Italiane è attiva da anni: sono numerose le aziende socie dell’organizzazione agricola che fanno capo a dimore antiche, soggette a vincolo per la loro rilevanza come beni di interesse storico-artistico. Si tratta di ville storiche, castelli, antiche cascine: immobili storici che sono parte integrante del patrimonio culturale del nostro Paese, e al tempo stesso svolgono un ruolo importante per la protezione e valorizzazione del paesaggio rurale. “L’accordo che formalizzeremo nei prossimi giorni – spiegano Enrico Allasia e Alessandro Gosztonyi, rispettivamente presidenti di Confagricoltura Piemonte e della Sezione Piemonte e Valle d’Aosta dell’ Associazione Dimore Storiche Italiane – ci consentirà di promuovere iniziative comuni volte a favorire lo sviluppo di attività imprenditoriali in grado di coniugare sostenibilità, innovazione e territorio”. Domenica 4 ottobre, nonostante l’emergenza della pandemia Covid-19, sarà possibile visitare alcune dimore storiche piemontesi nell’ambito della X Edizione della Giornata Nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. Tutte le informazioni su orari e prenotazioni possono essere trovate nelle singole schede di ogni dimora all’indirizzo: https://www.associazionedimorestoricheitaliane.it/visite_giornata_nazionale.php

Lo studio, realizzato sulla base di un’indagine tra i soci dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, ha stimato l’impatto economico dell’emergenza sui beni immobili culturali privati (1,8 miliardi di euro di perdite, 30.000 posti di lavoro) e sottolineato il potenziale inespresso per la ripartenza

 

Le dimore storiche italiane coprono la metà dell’offerta museale italiana, svolgono attività in diversi settori del turismo e della cultura – dall’agroalimentare all’alberghiero, passando per l’organizzazione di eventi – sono un incredibile elemento di attrazione e volano per i territori nei quali si trovano, soprattutto per i piccoli borghi italiani. Una rete culturale ed economica che, a seguito delle misure disposte per gestire l’emergenza sanitaria in corso, rischia di subire perdite dirette per circa 2 miliardi di euro, con le inevitabili ripercussioni sull’indotto che è in grado di generare.
È questa, in sintesi, la fotografia scattata da Fondazione Bruno Visentini che, nell’ambito dell’Osservatorio del Patrimonio Culturale Privato del nostro Paese che coinvolge anche gli studenti del corso magistrale LUISS Cantieri d’Europa, ha analizzato i dati raccolti dall’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) con un’indagine svolta dal 13 marzo al 5 aprile tra gli associati. L’Osservatorio, nato a inizio anno proprio dalla collaborazione tra ADSI e la Fondazione, con il coinvolgimento di Confagricoltura e Confedilizia e grazie al supporto di Banca Consulia, nel corso del tempo renderà disponibili analisi puntuali sulle ricadute economiche, fiscali e sociali sul territorio del sistema delle dimore storiche private che, secondo i dati a oggi disponibili, rappresentano circa il 17% del patrimonio immobiliare storico-artistico italiano soggetto a vincolo.
La prima di queste analisi ha riguardato proprio l’impatto economico delle misure restrittive disposte dalle autorità per contenere la diffusione dell’epidemia da coronavirus sul sistema degli immobili culturali privati in Italia.
Nel dettaglio, Fondazione Bruno Visentini, considerando le 9.385 dimore storiche che attualmente operano in una o più filiere produttive (il 64% delle 14.725 unità registrate, tra ville, castelli, forte, rocca, torri e palazzi, sul portale Vincoli in Rete del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) ha stimato in oltre 1,8 miliardi di euro le previsioni di minori ricavi di queste realtà per il 2020, con 30mila posti di lavoro a rischio e tra i 25 e i 30 milioni di visitatori in meno, una perdita, con evidenti ripercussioni sull’indotto dei territori, superiore al 50% dei 45 milioni di persone che annualmente visitano le dimore storiche.
Il settore maggiormente esposto, da un punto di vista economico, sarebbe quello vitivinicolo: i produttori di vino delle dimore storiche rappresentano circa il 30% del totale delle imprese in Italia del comparto e le perdite stimate a seguito dell’emergenza sfiorano il miliardo di euro. Dal punto di vista occupazionale, invece, è il settore ricettivo che pagherebbe il prezzo più alto, con quasi 13.000 posti a rischio, seguito dal vitivinicolo (oltre 10.000 persone a rischio) e dal settore organizzazione eventi (oltre 6.000).
A questi numeri, però, ne vanno affiancati altri che, osservati nella prospettiva della ripartenza del Paese, ripropongono ancora una volta il ruolo, centrale, che le dimore storiche possono svolgere per supportare non solo il settore artistico e culturale italiano, ma più in generale l’economia e lo sviluppo socio-culturale del territorio. Ville, castelli, rocche e palazzi si trovano, infatti, nel 53,7% dei casi in comuni con meno di 20.000 e, in particolare, nel 29% dei casi esse sono nei preziosi borghi italiani sotto i 5.000 abitanti. Proprio quelle zone che potrebbero soffrire maggiormente degli effetti dell’emergenza e faticare nella ripresa. Se, però, si pensa che – secondo l’indice indicato da Symbola – ogni euro investito nella rete delle dimore storiche ha un effetto moltiplicatore superiore al doppio per l’economia dei territori, è evidente come il supporto che verrà dato a questo settore porterà indubbi benefici a tutto il Paese. Non solo per la ripresa economica ma anche per la conservazione di professionalità legate alla tradizione e per la nascita di nuove opportunità lavorative.
Questo studio, così come tutto il futuro lavoro dell’Osservatorio del Patrimonio Culturale Privato in Italia, sarà raccolto su una piattaforma online disponibile per tutti, proprio per mettere in evidenza il potenziale ancora inespresso del patrimonio storico, artistico e paesaggistico nazionale e per fare luce sulla connessione diretta fra l’efficace gestione degli immobili storici e lo sviluppo economico delle loro aree di riferimento, il positivo impatto sull’ambiente circostante, le sinergie con i settori di istruzione e ricerca e con il mondo delle imprese, l’impulso per la nascita di nuove opportunità professionali e la valorizzazione di storia, tradizioni, produzioni territoriali, la riscoperta di tecniche artigiane che si stanno perdendo e andrebbero invece recuperate e valorizzate. Non mancherà, infine, l’analisi sugli investimenti necessari per la manutenzione di questo immenso patrimonio e sulle attuali carenze normative e fiscali del settore.

Aziende agricole e dimore storiche insieme per dimostrare come sia possibile coniugare la tutela dell’arte e del paesaggio con la produzione agroalimentare di alta qualità e con l’offerta di un turismo esperienziale, che consenta di vivere la straordinaria bellezza della campagna italiana. Oggi a Roma, a Palazzo della Valle, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti e il presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) Giacomo di Thiene hanno stipulato un importante accordo basato su questa comunanza di interessi.
Quella tra Confagricoltura e l’Associazione Dimore Storiche Italiane è una collaborazione che prosegue da molti anni, poiché sono numerose le aziende socie dell’Organizzazione agricola che fanno capo a dimore antiche, soggette a vincolo per la loro rilevanza come beni di interesse storico-artistico.
Dalle ville venete ai castelli toscani, ai palazzi romani, fino alle antiche masserie pugliesi, gli immobili storici sono parte integrante del patrimonio culturale del nostro Paese, e al tempo stesso svolgono un ruolo importante per la protezione e valorizzazione del paesaggio rurale italiano. In particolare, le cantine storiche offrono ai viaggiatori italiani e stranieri l’opportunità di soggiornare in luoghi ricchi di storia e di gustare le eccellenze eno-gastronomiche dei nostri territori in contesti unici ed irripetibili.
L’accordo firmato oggi formalizza questa collaborazione attraverso l’impegno a promuovere a livello nazionale, regionale e provinciale iniziative comuni volte a favorire lo sviluppo di attività imprenditoriali in grado di coniugare sostenibilità, innovazione e territorio.
In particolare, la convenzione prevede la possibilità di portare avanti azioni comuni per la tutela delle dimore storiche e per l’armonizzazione delle leggi regionali con quelle nazionali; l’elaborazione di linee sinergiche di azione nei confronti di enti esterni a difesa degli interessi comuni a livello fiscale; la possibilità di partecipare congiuntamente a bandi europei connessi alla valorizzazione degli immobili storici e dei loro contesti; l’individuazione di nuove opportunità di commercializzazione dei prodotti agricoli.
Sono molto soddisfatto di questo accordo di collaborazione – commenta il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansantiche mette in contatto agricoltura e bellezza in un connubio unico al mondo, fatto di qualità e di diversità che solo il nostro Paese può offrire. L’agricoltura non svolge solo il ruolo primario ed insostituibile di fornire cibo, ma anche e sempre di più, grazie all’impegno degli imprenditori, quello tutelare l’ambiente e di conservare il patrimonio culturale del Paese, contribuendo in maniera crescente al benessere economico delle comunità rurali”.
L’accordo con Confagricoltura rappresenta per l’Associazione Dimore Storiche Italiane un’opportunità straordinaria per portare avanti in maniera congiunta azioni ed interventi che hanno lo scopo di tutelare risorse uniche e non delocalizzabili del nostro territorio. Gli immobili storici non sono infatti solo parte integrante del nostro paesaggio, rurale e urbano, che contribuiscono a definire e salvaguardare, ma sono anche il fulcro di attività che hanno importanti, e diversificate, ricadute economiche per il nostro Paese”, ha dichiarato Giacomo di Thiene, Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

 

Il castello di San Martino Alfieri (foto tratta da: www.adsi.it)