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Durante la riunione dei Ministri dell’Agricoltura degli Stati membri che si è svolta il 25 gennaio in videoconferenza, la delegazione slovena ha presentato un documento, appoggiato da 13 delegazioni, sulla preoccupante situazione del mercato nel settore suinicolo dell’UE. La Slovenia ha sostenuto la necessità di introdurre misure a livello UE per sostenere il settore suinicolo nella ripresa dalla grave crisi dei prezzi dovuta alla pandemia di Covid-19. L’Italia, tuttavia – stando alle informazioni che giungono da Bruxelles – non sarebbe favorevole all’introduzione di misure di sostegno, in particolare dell’ammasso privato, poiché la reimmissione del prodotto sul mercato in una fase successiva potrebbe portare a un ulteriore aggravarsi della situazione. In alternativa, si potrebbero considerare misure per incentivare la macellazione dei riproduttori in modo da diminuire il numero di capi.

Si è svolto martedì 24 novembre 2020 il webinar sulla crisi del comparto suinicolo. Introdotti dal presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia sono intervenuti il presidente della Federazione nazionale di prodotto degli allevamenti suini di Confagricoltura Claudio Canali e il presidente regionale Davide Razzano, di Confagricoltura Asti, che hanno illustrato l’andamento produttivo e commerciale, che a livello nazionale rappresenta un fatturato di circa 3 miliardi di euro a livello di produzione degli allevamenti e di circa 8 miliardi di euro per la fase industriale, incidendo per il 5,8% sul totale agricolo e agroindustriale. Operano nel settore circa 25.000 aziende agricole che gestiscono una mandria nazionale di circa 8,3 milioni di capi, e circa 3.500 aziende di trasformazione.
L’allevamento si concentra principalmente in quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) con aziende da riproduzione per la produzione di suinetti che presentano dimensioni medie di circa 800 capi/azienda e aziende da ingrasso per la produzione di magroni, dimensione medie aziendali di 356 capi/azienda, animali di età di 6-7 mesi e peso tra i 60 e 90 Kg o per la produzione di grassi, dimensioni medie aziendali di 226 capi/azienda, animali di età di 9-10 mesi e peso tra i 90-120 Kg (suino leggero) o 120-160 Kg (suino pesante). La peculiarità della produzione italiana rispetto al resto dell’Europa è la specializzazione nella produzione di suino pesante destinato, principalmente, alla produzione dei prosciutti.
In Piemonte sono attivi 2.750 allevamenti suinicoli, per un totale di circa 1.290.000 capi: la provincia che conta il maggior numero di animali è Cuneo, con circa 913.000 suini allevati in 844 stalle.
Nell’ultima settimana, in base alle rilevazioni di Ismea sui principali mercati italiani, le quotazioni dei suini da macello hanno perso il 4-5%, mentre rispetto a un anno fa il prezzo è inferiore di circa il 25%, senza contare che stiamo andando incontro a un periodo di forte incertezza e surplus produttivi, con i consumi nazionali fermi.
Occorre lavorare per costruire una filiera integrata che valorizzi le produzioni made in Italy“, ha detto il direttore nazionale dell’area economica di Confagricoltura Vincenzo Lenucci intervenendo al webinar. Dai senatori Mino Taricco (PD) e Giorgio Maria Bergesio (Lega), componenti della Commissione Agricoltura del Senato, in video collegamento, sono venuti apprezzamenti per l’iniziativa di Confagricoltura e rassicurazioni circa l’impegno a far presente, nelle sedi legislative e di governo, le problematiche del comparto.
L’incontro è stato chiuso da Luca Brondelli di Brondello, componente della giunta nazionale di Confagricoltura. “Il mercato suinicolo è sconvolto, anche a causa della pandemia – ha fatto rilevare Brondelli – ma siamo partiti da una situazione già perturbata. Il futuro si prospetta difficile e per questo è necessario lavorare per favorire un tavolo di concertazione a livello di filiera per arginare il crollo dei prezzi ed evitare ripercussioni pesantissime a livello produttivo, dannose per l’intero Paese”.

Confagricoltura ha scritto agli organismi di controllo IFCQ e CSQA sollecitando la massima trasparenza sulle informazioni relative al comparto suinicolo, visto i dati che si stanno raccogliendo con il sistema RIFT in merito al circuito tutelato dei prosciutti DOP, ritenendo essenziale che tali dati siano condivisi così da fornire le informazioni necessarie a comprendere meglio l’andamento della produzione e del mercato, utili per la corretta formulazione del prezzo da parte della Commissione Unica Nazionale. Gli organismi di controllo, rispondendo alla lettera, hanno accolto le richieste di Confagricoltura, concordando sull’esigenza di fornire i dati per avere la massima trasparenza sulle informazioni. Si tratta – afferma Confagricoltura – di un primo importante passo verso una maggiore trasparenza e la diffusione delle informazioni nell’interesse degli allevatori.

Se con la fine del lockdown le quotazioni dei suini all’ingrosso hanno invertito la tendenza dei mesi precedenti, che aveva portato i prezzi a minimi storici, tuttavia le variazioni positive sono troppo contenute e ben lontane dal condurre il settore alla soglia di una reale ripresa. I prezzi a cui gli allevatori si trovano costretti a vendere i capi sono ancora al di sotto dei costi di produzione.
Qualche segnale di ripresa c’è, ma il prezzo di vendita è ancora inferiore al costo di produzione. Durante il periodo del lockdown le quotazioni sono scese di 5 centesimi alla settimana, che è il massimo consentito. Ora risalgono di appena qualche centesimo alla settimana, se va bene, nonostante la richiesta di prodotto da parte del mercato sia buona. Con l’attuale livello della domanda sarebbero giustificati aumenti decisamente superiori, ma all’interno della filiera c’è chi tende a limitarli. Teniamo conto che eravamo arrivati anche a 1 €/kg e di questo passo, per tornare ad un prezzo dignitoso, ci vorrà troppo tempo.
Che si registrino oscillazioni nelle quotazioni è qualcosa di fisiologico, che può succedere e che mettiamo in conto, ma la situazione di questo 2020 è altra cosa, sottolinea Confagricoltura. Con gli attuali rialzi, se tutto va bene, arriveremo a pareggiare i conti a settembre. E teniamo anche conto che quest’anno non ci saranno eventi, fiere e sagre, di solito occasioni favorevoli per il consumo di carne suina, così come il turismo è fortemente ridotto. Se le nostre aziende vogliono avere qualche chance di sopravvivenza, devono cominciare al più presto a guadagnare qualcosa, ma ad oggi lo scenario non è favorevole.
La situazione ripetutamente denunciata da Confagricoltura si ripercuote pesantemente ormai da mesi sulle attività del territorio che si trovano a fare i conti anche con il continuo aumento della carne importata. Continua ad arrivare molta, troppa, carne dall’estero. Rispetto a questo tipo di concorrenza, speriamo che con l’etichettatura, che permette di riconoscere con certezza il capo nato, allevato e macellato in Italia, il prodotto nazionale venga maggiormente premiato dal consumatore e serva a limitare il consumo di carne importate il più possibile.

Il via libera di Bruxelles – con il silenzio/assenso – al decreto interministeriale sull’etichettatura dei trasformati a base di carne suina, come prosciutti e salumi, è un’ottima notizia. E’ fondamentale introdurre l’obbligo di informazione al consumatore, che è un valore aggiunto per il settore agroalimentare”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, commentando la notizia del varo del provvedimento.
Il Decreto – ha proseguito Giansanti – è sempre stato fortemente sollecitato da Confagricoltura. Ringrazio i Ministri Bellanova, Patuanelli e Speranza per aver accolto la proposta che presentammo al tavolo settoriale di aprile 2019, dove constatammo con piacere l’unanimità di vedute da parte del governo e di tutte le organizzazioni presenti”. Nelle etichette di prosciutti e salumi ora sarà obbligatorio indicare i Paesi di nascita, allevamento e macellazione dei capi. E solo quando tutti e tre saranno il nostro, si potrà apporre l’indicazione di prodotti ‘100% italiani’. “Siamo convinti – ha osservato il presidente della Federazione Allevatori Suini di Confagricoltura Claudio Canaliche sia questa la strada da seguire per una reale valorizzazione del mercato della carne suinicola nazionale, con effetti positivi sui consumi. E per rilanciare un comparto, come quello suinicolo, fortemente penalizzato dalla chiusura del canale Ho.Re.Ca. nel periodo del lockdown”.
Canali, quindi, ha fatto presente come – nei disciplinari di produzione di molti prodotti a indicazione geografica a base di carni suine – l’origine della materia prima possa essere distante dall’Italia. “Ci troviamo nella paradossale situazione che il nuovo decreto obblighi i trasformatori ed i prosciuttifici ad indicare in etichetta l’origine delle carni suine alla base dei loro prodotti ma non per quelli che si fregiano delle indicazioni geografiche”.
Auspichiamo ora – ha concluso il rappresentante di Confagricolturaun nuovo traguardo per il settore suinicolo, quello di tracciare l’origine di tutta la carne risultante dagli animali certificati come idonei per DOP ed IGP. Un ulteriore passo verso la valorizzazione, oltre della coscia, di tutti i tagli ed a completa garanzia del consumatore”.