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Confagricoltura ha scritto agli organismi di controllo IFCQ e CSQA sollecitando la massima trasparenza sulle informazioni relative al comparto suinicolo, visto i dati che si stanno raccogliendo con il sistema RIFT in merito al circuito tutelato dei prosciutti DOP, ritenendo essenziale che tali dati siano condivisi così da fornire le informazioni necessarie a comprendere meglio l’andamento della produzione e del mercato, utili per la corretta formulazione del prezzo da parte della Commissione Unica Nazionale. Gli organismi di controllo, rispondendo alla lettera, hanno accolto le richieste di Confagricoltura, concordando sull’esigenza di fornire i dati per avere la massima trasparenza sulle informazioni. Si tratta – afferma Confagricoltura – di un primo importante passo verso una maggiore trasparenza e la diffusione delle informazioni nell’interesse degli allevatori.

Se con la fine del lockdown le quotazioni dei suini all’ingrosso hanno invertito la tendenza dei mesi precedenti, che aveva portato i prezzi a minimi storici, tuttavia le variazioni positive sono troppo contenute e ben lontane dal condurre il settore alla soglia di una reale ripresa. I prezzi a cui gli allevatori si trovano costretti a vendere i capi sono ancora al di sotto dei costi di produzione.
Qualche segnale di ripresa c’è, ma il prezzo di vendita è ancora inferiore al costo di produzione. Durante il periodo del lockdown le quotazioni sono scese di 5 centesimi alla settimana, che è il massimo consentito. Ora risalgono di appena qualche centesimo alla settimana, se va bene, nonostante la richiesta di prodotto da parte del mercato sia buona. Con l’attuale livello della domanda sarebbero giustificati aumenti decisamente superiori, ma all’interno della filiera c’è chi tende a limitarli. Teniamo conto che eravamo arrivati anche a 1 €/kg e di questo passo, per tornare ad un prezzo dignitoso, ci vorrà troppo tempo.
Che si registrino oscillazioni nelle quotazioni è qualcosa di fisiologico, che può succedere e che mettiamo in conto, ma la situazione di questo 2020 è altra cosa, sottolinea Confagricoltura. Con gli attuali rialzi, se tutto va bene, arriveremo a pareggiare i conti a settembre. E teniamo anche conto che quest’anno non ci saranno eventi, fiere e sagre, di solito occasioni favorevoli per il consumo di carne suina, così come il turismo è fortemente ridotto. Se le nostre aziende vogliono avere qualche chance di sopravvivenza, devono cominciare al più presto a guadagnare qualcosa, ma ad oggi lo scenario non è favorevole.
La situazione ripetutamente denunciata da Confagricoltura si ripercuote pesantemente ormai da mesi sulle attività del territorio che si trovano a fare i conti anche con il continuo aumento della carne importata. Continua ad arrivare molta, troppa, carne dall’estero. Rispetto a questo tipo di concorrenza, speriamo che con l’etichettatura, che permette di riconoscere con certezza il capo nato, allevato e macellato in Italia, il prodotto nazionale venga maggiormente premiato dal consumatore e serva a limitare il consumo di carne importate il più possibile.

Il via libera di Bruxelles – con il silenzio/assenso – al decreto interministeriale sull’etichettatura dei trasformati a base di carne suina, come prosciutti e salumi, è un’ottima notizia. E’ fondamentale introdurre l’obbligo di informazione al consumatore, che è un valore aggiunto per il settore agroalimentare”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, commentando la notizia del varo del provvedimento.
Il Decreto – ha proseguito Giansanti – è sempre stato fortemente sollecitato da Confagricoltura. Ringrazio i Ministri Bellanova, Patuanelli e Speranza per aver accolto la proposta che presentammo al tavolo settoriale di aprile 2019, dove constatammo con piacere l’unanimità di vedute da parte del governo e di tutte le organizzazioni presenti”. Nelle etichette di prosciutti e salumi ora sarà obbligatorio indicare i Paesi di nascita, allevamento e macellazione dei capi. E solo quando tutti e tre saranno il nostro, si potrà apporre l’indicazione di prodotti ‘100% italiani’. “Siamo convinti – ha osservato il presidente della Federazione Allevatori Suini di Confagricoltura Claudio Canaliche sia questa la strada da seguire per una reale valorizzazione del mercato della carne suinicola nazionale, con effetti positivi sui consumi. E per rilanciare un comparto, come quello suinicolo, fortemente penalizzato dalla chiusura del canale Ho.Re.Ca. nel periodo del lockdown”.
Canali, quindi, ha fatto presente come – nei disciplinari di produzione di molti prodotti a indicazione geografica a base di carni suine – l’origine della materia prima possa essere distante dall’Italia. “Ci troviamo nella paradossale situazione che il nuovo decreto obblighi i trasformatori ed i prosciuttifici ad indicare in etichetta l’origine delle carni suine alla base dei loro prodotti ma non per quelli che si fregiano delle indicazioni geografiche”.
Auspichiamo ora – ha concluso il rappresentante di Confagricolturaun nuovo traguardo per il settore suinicolo, quello di tracciare l’origine di tutta la carne risultante dagli animali certificati come idonei per DOP ed IGP. Un ulteriore passo verso la valorizzazione, oltre della coscia, di tutti i tagli ed a completa garanzia del consumatore”.

I suinicoltori di Confagricoltura lanciano l’allarme per le ripercussioni legate al Covid-19, alla chiusura del canale Ho.Re.Ca., ai mutamenti dei consumi, al crollo del turismo e alla flessione dell’export ma con l’importazione di 53 milioni di cosce a fronte di 20 milioni prodotte.
Paghiamo anche la nostra arretratezza negli accordi con la Cina. La Spagna ha centinaia di stabilimenti autorizzati all’export di una vasta gamma di prodotti e tagli suinicoli mentre noi abbiamo solo nove impianti di macellazione autorizzati all’export a Pechino e possiamo esportare solo carne congelata nello stabilimento di macellazione, senza osso. Di conseguenza: si riducono le macellazioni (si stima -20%, con oltre 200 mila capi in arretrato), calano i prezzi all’origine, i costi per l’alimentazione animale sono cresciuti, anche a causa della maggior permanenza degli animali in stalla.
Il nostro settore è al collasso – osserva Claudio Canali, presidente della Federazione Suinicola di Confagricolturalo smaltimento delle giacenze è impensabile in tempi brevi, anche se ci fosse una ripresa delle macellazioni. Entro un paio di settimane le scrofaie saranno piene di suinetti invenduti con problematiche legate al benessere, allo stato sanitario e alla liquidità aziendale. Saremo costretti ad assumere decisioni drastiche come quella della riduzione volontaria dei capi nati. Manca spazio nelle stalle e poi allevandoli, nella situazione attuale, le perdite sarebbero di gran lunga superiori al valore a cui si rinuncia”.
Macelli, industrie di trasformazione e prosciuttifici hanno deciso di rallentare le loro produzioni ma il settore primario non può frenare se non con tempi troppo lunghi – aggiunge Canali – e tutto il peso della crisi si riversa sul settore degli allevamenti, classico anello debole di una filiera che di fatto non esiste, anzi vive nel più classico del ‘tutti contro tutti’”.
Più che sussidi, servono misure mai pensate per i nostri sistemi produttivi ed un patto di filiera – conclude il rappresentante di Confagricolturae vanno limitate le importazioni allo stretto necessario, privilegiando i capi nazionali; vanno raccordati prezzi e costi all’origine ed al consumo. E come filiera, con le istituzioni dobbiamo delineare la nuova suinicoltura nazionale, ragionando di programmazione produttiva, Dop e capacità di export delle nostre eccellenze. E dobbiamo farlo subito, prima che il settore imploda irrimediabilmente”.

Il Ministero della Salute comunica che le autovalutazioni per la tutela del benessere suini che dovevano essere comunicate entro il 30 marzo 2020, sono rinviate al 31 dicembre 2020 per gli impianti da riproduzione e al 30 giugno 2020 per gli impianti da svezzamento e ingrasso.
Confagricoltura ha sollecitato il Ministero a effettuare tale rinvio per i noti disagi di gestione che gli operatori stanno subendo a causa dell’emergenza Covid-19 e le relative norme di restrizione lavorative e di movimentazione.