Venerdì 5 marzo Confagricoltura ha partecipato a un incontro con il Dipartimento delle Finanze e le organizzazioni agricole per discutere i riflessi sul settore agricolo della nuova definizione di rifiuto urbano emanata con il D.lgs. n. 116/2020; ciò anche in relazione al fatto che è in preparazione una circolare da parte del MiTe e MEF sul tema.
Confagricoltura ha avuto modo di ribadire al MEF che, sebbene ritenga positiva l’esclusione delle attività agricole e connesse dalla definizione di rifiuti urbani e dal pagamento della TARI, al fine di superare i numerosi contenziosi che si sono riscontrati con i Comuni in relazione ad alcune tipologie di attività, sono emerse alcune criticità, soprattutto nel caso di agriturismi e della vendita diretta di prodotti agricoli. La prima riguarda la necessità di un periodo transitorio adeguato tra l’invio della lettera di interruzione del servizio e l’interruzione del servizio stesso da parte dei Comuni, ciò per dar modo alle imprese di riorganizzare la propria gestione interna dei rifiuti (nuovi contratti, organizzazione del deposito temporaneo). La seconda questione è l’introduzione di un meccanismo di flessibilità, che consenta di salvaguardare determinate peculiarità territoriali, ovvero consentendo alle imprese interessate di continuare ad usufruire del servizio pubblico attraverso la stipula di una convenzione con il Comune/Gestore del servizio pubblico per la gestione di alcuni rifiuti agricoli, in particolare quelli legati alla parte di ristorazione negli agriturismi o legati alla vendita diretta di prodotti agricoli. L’ultima è la più grave ed è relativa al fatto che alcuni Comuni chiedono comunque alle suddette attività il pagamento della parte fissa della TARI che sommata al costo dei nuovi contratti per smaltire privatamente i rifiuti speciali porta a un aumento considerevole dei costi.