Come richiesto da Confagricoltura, nel decreto Milleproroghe è stata accolta la proroga dei versamenti fiscali in scadenza tra il 1° gennaio 2022 e il 31 luglio 2022 per le imprese avicunicole e suinicole che operano nelle aree interessate dalle restrizioni sanitarie per le emergenze di influenza aviaria e di peste suina.
Secondo la nuova previsione, i versamenti sospesi potranno essere effettuati entro il 16 settembre 2022 nel caso in cui l’azienda scelga la modalità di pagamento in un’unica soluzione; nel caso in cui si scelga il pagamento in quattro rate mensili, queste dovranno essere corrisposte entro il 16 di ciascuno dei mesi da settembre a dicembre 2022.
Confagricoltura aveva chiesto con forza questa misura, necessaria per dare fiato a due comparti agricoli in grande sofferenza per le epidemie in atto che inaspriscono le difficoltà congiunturali delle imprese agroalimentari in questo particolare momento storico.
Archivio per mese: Febbraio, 2022
Confagricoltura Piemonte ha chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa di convocare con urgenza il tavolo del latte. “La situazione dei nostri allevamenti bovini da latte è delicatissima – sottolinea Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – perché la crisi che sta vivendo il comparto nella nostra regione è ulteriormente acuita da prezzi all’origine che, storicamente, sono più bassi rispetto a quelli delle altre regioni del bacino padano”.
Il prezzo del latte piemontese, per effetto di una valorizzazione della qualità diversa da quella della Lombardia e di una struttura produttiva che vede una scarsa presenza di cooperative lattiero casearie, è mediamente inferiore di circa 2 centesimi al litro rispetto alle altre regioni confinanti. “In una situazione in cui i costi di produzione dei mangimi sono aumentati di oltre il 60% rispetto a un anno fa e i costi dell’energia continuano a crescere vertiginosamente ogni giorno – dichiara Allasia – è necessario uno sforzo congiunto di tutta la filiera per evitare di mettere in ginocchio chi produce. Se non si interverrà per riequilibrare i prezzi all’origine molte stalle potrebbero chiudere l’attività, con danni irreparabili per non solo per i produttori, ma per l’intero sistema zootecnico piemontese”.
In Piemonte sono attive 1.622 stalle da latte con 120.838 vacche: Cuneo è la provincia con più allevamenti (725 stalle e 57.804 vacche), seguita da Torino (575 stalle e 43.805 vacche). La produzione di latte piemontese l’anno scorso ha raggiunto il quantitativo complessivo di 1.149.823 tonnellate, per un valore della produzione all’origine di circa 437 milioni di euro.
Da martedì 15 febbraio i liberi professionisti e i dipendenti pubblici e privati dai 50 anni in su possono accedere ai luoghi di lavoro solo se muniti di Green Pass rafforzato, il certificato senza scadenza che viene riconosciuto a chi ha concluso l’intero ciclo vaccinale o è guarito dal Covid-19 dopo il ciclo primario da due dosi. Il provvedimento interessa la fascia di popolazione italiana in cui si concentra, secondo le stime ufficiali, il mezzo milione di ultracinquantenni ancora non immunizzati contro il virus.
Per Confagricoltura si tratta di una decisione importante per combattere la diffusione della malattia nei luoghi di lavoro. L’obbligo coinvolge una grande fetta della manodopera agricola, composta al 35% da persone che hanno compiuto o superato i 50 anni. La nuova disposizione del Governo riguarda ben 356.070 operai su un totale di 1.049.336.
Quello che manca ancora, però, è una contestualizzazione più ampia dell’obbligo di Green pass rafforzato “per garantire – come ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – gli equilibri utili all’avvio della prossima stagione dei raccolti”. Resta infatti il nodo del mancato riconoscimento della validità dei vaccini utilizzati da Paesi extra-UE. Questione non di poco conto se si tiene presente che, nel settore primario, circa un terzo degli addetti (390mila) è straniero. Di questi il 60% è di provenienza extracomunitaria, percentuale composta anche da persone o non vaccinate, o immunizzate con sieri non riconosciuti dalle autorità sanitarie europee.
Confagricoltura sottolinea come dopo due anni di pandemia mancano ancora soluzioni condivise tra gli Stati per garantire il flusso e la permanenza dei lavoratori agricoli stranieri sul territorio italiano e comunitario. L’associazione degli imprenditori agricoli auspica, quindi, che la vacatio legislativa sulla validità dei vaccini non UE non crei problemi all’impiego dei 42mila addetti stagionali previsti dal decreto Flussi 2022 per il settore primario e alberghiero. Soprattutto oggi, alla luce delle difficoltà che le imprese già riscontrano nel trovare personale sufficiente a garantire l’imminente inizio dei lavori di raccolta nei campi.
“Una decisione epocale anche per l’agricoltura. I risultati del nostro lavoro e le prospettive delle nostre imprese dipendono dalla tutela ambientale e dalla conservazione delle risorse naturali”. Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, a proposito della definitiva approvazione, da parte del Parlamento, della proposta di legge costituzionale a tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.
“Su due aspetti, in particolare, ci attendiamo ora un cambio di passo – aggiunge Giansanti – mettere fine al fenomeno incontrollato del consumo di suolo. Ogni anno circa 5mila ettari sono sottratti all’attività agricola. Secondo l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per effetto del consumo di suolo che si è verificato nel periodo 2012-2020, il valore della produzione agricola e forestale ha subito una riduzione di circa 210 milioni di euro l’anno, con un danno esteso all’ambiente e agli ecosistemi. La decisione del Parlamento – prosegue il presidente di Confagricoltura – assume un significato ancora maggiore alla luce degli impegni per la neutralità climatica e il rispetto degli Accordi di Parigi. In quest’ottica ci auguriamo un’effettiva accelerazione per la diffusione delle energie rinnovabili in sostituzione di quelle di origine fossile. Il nostro settore ha un ruolo importante da svolgere, anche ai fini dell’assorbimento al suolo del carbonio”.
“La tutela dell’ambiente e della biodiversità sono strettamente legate alla ricerca e alle innovazioni tecnologiche, anche per quanto riguarda i metodi di produzione in agricoltura. Non dovrebbe esserci più spazio per valutazioni di tipo ideologico. Le scelte per la sostenibilità ambientale devono essere fondate su solide basi scientifiche e tecnologiche”, conclude il presidente di Confagricoltura.
“Crediamo che sia antiscientifico e dannoso continuare a demonizzare le bevande alcoliche, in particolare i vini, considerandole come fattori di rischio per il cancro in sé e per sé, dato che la discriminante è legata all’abuso, non al consumo moderato, come dimostrano gli studi scientifici. Pertanto, chiediamo di sostenere gli emendamenti volti ad affermare che sia il consumo dannoso e/o abuso di alcol ad essere un fattore di rischio e non il consumo in generale, nonché quelle proposte volte all’introduzione in etichetta non di indicazioni allarmanti (health warnings) bensì specifiche sul consumo moderato e responsabile. Infine, sarebbe opportuno accogliere l’emendamento che indirizza gli obblighi sulla sponsorizzazione sportiva specificatamente ai minori, evitando un divieto tout court”.
È quanto si legge nella lettera relativa al voto sul Piano anticancro inviata oggi agli eurodeputati del Parlamento Europeo dalle principali organizzazioni della filiera vitivinicola italiana – Alleanza delle Cooperative Italiane – agroalimentari, Assoenologi, Confagricoltura, CIA – Confederazione Italiana Agricoltori, Copagri, Federvini, Federdoc, Unione Italiana Vini. L’Italia del vino concentra quindi tutto il suo appoggio agli emendamenti presentati ieri in vista del voto, il 15 febbraio in sessione plenaria, sul “Cancer plan” che l’Unione adotterà per arginare la malattia. Nel report, redatto da una Commissione di europarlamentari (Beca), il vino, come altri prodotti agricoli, è protagonista in negativo: “non esiste una quantità sicura di consumo di alcol”, cita il rapporto per una tesi basata su un controverso studio Lancet di 4 anni fa. In caso di approvazione del rapporto senza gli emendamenti, per il vino si prospetta un futuro di forte ridimensionamento. Tra le proposte contenute nel testo, vi sono infatti l’istituzione di etichette con alert sanitari, le limitazioni sulla pubblicità, il divieto di sponsorizzazione di eventi sportivi, l’aumento della tassazione, la revisione della politica di promozione.
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