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A partire dal periodo d’imposta 2016, con l’art. 1, c.70, della L. n. 208/2015 (legge di stabilità per il 2016), è stata introdotta l’esclusione generalizzata dall’IRAP per i soggetti che esercitano le attività agricole ex art. 32 del TUIR, nonché nei confronti delle cooperative e loro consorzi, di cui all’art. 10 del DPR n. 601/73 e di quelle che forniscono servizi nel settore selvicolturale, restando comunque soggette al tributo, con applicazione dell’aliquota ordinaria del 3,9 per cento, le attività di agriturismo, di allevamento eccedenti (con terreni insufficienti a produrre almeno un quarto dei mangimi necessari), le altre attività rientranti nell’art. 56 bis del TUIR (produzione di vegetali su più piani produttivi, trasformazione e manipolazione di prodotti non rientranti tra quelle indicati nell’apposito decreto ministeriale e prestazioni di sevizi, di cui all’art. 2135, c. 3, c.c.) e quelle di produzione di energia da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche oltre i limiti stabiliti dall’art. 1. c. 423, della L. n. 266/2005.
L’art. 24 del c.d. Decreto Rilancio, (D.L. n. 34/2020), la cui rubrica è “Disposizioni in materia di versamento dell’IRAP”, al fine di agevolare imprese e lavoratori autonomi durante il periodo emergenziale (compresi gli enti non commerciali), ha previsto la possibilità di non versare il saldo IRAP 2019, e la prima rata dell’acconto IRAP 2020 a favore dei soggetti che abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori ad euro 250 milioni nel periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del Decreto medesimo, (2019).

Il 16 febbraio 2021 si è tenuto un incontro in videocollegamento tra le associazioni e organizzazioni di categoria ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Ministero della Salute e “Accredia” in merito alla presentazione dei lavori svolti dalle istituzioni e dall’ente di certificazione sulla realizzazione di un Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale previsto dal “Decreto Rilancio”.
I Ministeri e l’organismo di certificazione nazionale “Accredia” hanno costituito un organo tecnico-scentifico (Comitato tecnico scientifico sul benessere animale) che sta definendo il regime e le modalità di gestione del sistema e il ricorso alla certificazione rilasciata da organismi accreditati. Il sistema sarà oggetto di apposito decreto interministeriale subordinato all’intesa in Conferenza Stato-Regioni. Le istituzioni coinvolte hanno voluto procedere ad una serie di incontri per confrontarsi con le associazioni rappresentanti della parte sociale (consumatori, associazioni animaliste e ambientaliste), con le associazioni di categoria (filiere produttive) e con le Regioni per presentare i primi lavori e per collaborare sull’istituzione del sistema.
Confagricoltura tra le altre considerazioni ha posto l’attenzione sull’importanza di condividere il percorso con le associazioni di categoria, evitare aggravi burocratici ed eccessivi oneri alle imprese, alle quali deve comunque essere garantito un riscontro economico a fronte dei costi sostenuti per partecipare al sistema di certificazione.

Con la circolare n. 25/E/2020 l’Agenzia delle Entrate ha fornito una serie di chiarimenti, in risposta ad appositi quesiti formulati dagli operatori economici (riguardanti le varie disposizioni fiscali, introdotte con il D.L. n. 34/2020, cosiddetto Decreto “Rilancio”, finalizzate a contrastare la crisi provocata dall’emergenza sanitaria Covid-19.
Relativamente alla previsione di cui all’art. 24 del D. L. n. 34/2020, che stabilisce che le imprese con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di compensi non sono tenuti al versamento del saldo IRAP 2019 e della prima rata d’acconto per il 2020, è precisato che detta rata di acconto è comunque esclusa dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per il 2020 e che la disposizione in commento torna applicabile anche nei confronti degli enti privati non commerciali, sia nell’ipotesi in cui gli stessi svolgano, oltre all’attività istituzionale non commerciale, anche un’attività commerciale (in modo non prevalente o esclusivo), sia nell’ipotesi in cui detti enti non svolgano alcuna attività commerciale. Per quanto riguarda la determinazione dell’acconto IRAP dovuto per il periodo d’imposta 2020, in base al metodo storico, deve essere preso come riferimento il totale dell’imposta 2019, individuata nel rigo IR 21 del modello IRAP, a prescindere dalla circostanza che il saldo dovuto per tale ultimo periodo sia solo figurativo.
Con riferimento, invece, al quesito relativo all’utilizzo dell’eccedenza IRAP risultante dalla precedente dichiarazione (modello IRAP 2019), è chiarito che il saldo IRAP 2019, per il quale è previsto l’esonero dal versamento, deve essere determinato al lordo dell’eccedenza IRAP della dichiarazione precedente in quanto l’eventuale utilizzo della stessa, si tradurrebbe di fatto in un versamento dello stesso.
Pertanto, l’eccedenza IRAP 2018 non utilizzata in riduzione del saldo 2019 può essere recuperata con la dichiarazione IRAP 2020 ed utilizzata secondo le modalità previste per le eccedenze d’imposta e cioè la compensazione, il rimborso o il riporto all’anno successivo.
Resta fermo che l’eccedenza IRAP 2018 sarà, invece, utilizzabile in riduzione dell’eventuale quota del saldo IRAP 2019 che dovesse eccedere il limite previsto dal framework temporaneo comunitario sugli aiuti di Stato. Sul punto si ricorda che i contribuenti che fruiscono dell’esonero dal versamento del saldo IRAP 2019 sono tenuti a compilare, nel modello IRAP 2020, la sezione XVIII del quadro IS (Risp. 1.1.4).
Nell’ambito dei chiarimenti forniti relativamente all’erogazione del contributo a fondo perduto, ex art. 25 del D.L. n. 34/2020, l’Agenzia delle Entrate precisa che lo stesso spetta esclusivamente alle imprese agricole e pertanto non è riconosciuto anche ai coadiuvanti dell’imprenditore.
Nell’ambito della trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto, ovvero in credito di imposta cedibile, non è possibile compensare il relativo credito con il debito sottoscritto in estinzione rateale per la “rottamazione ter”.
In merito alla richiesta di chiarimento sulle modalità di certificazione delle attività di sanificazione, l’amministrazione finanziaria chiarisce che, ai fini dell’individuazione dei protocolli di regolamentazione vigente, è necessario fare riferimento alle indicazioni contenute nel protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto del contenimento della diffusione del virus Covid-19 sottoscritto il 20 Aprile 2020, tra il governo e le parti sociali. Sarà, dunque, cura degli operatori professionisti della sanificazione e delle imprese che svolgono la predetta attività predisporre una certificazione che attesti che le attività poste in essere siano coerenti con quanto indicato nel predetto protocollo.
Circa l’attività di pulizia degli impianti di condizionamento è chiarito che le ordinarie attività di pulizia degli impianti di condizionamento non rientrano tra quelle di sanificazione così come qualificate dalla circolare n.20/2020; di contro, le spese di pulizia degli impianti di condizionamento diverse da quelle sostenute per le ordinaria prassi di manutenzione degli impianti finalizzati ad aumentare la capacità filtrante del ricircolo, quale ad esempio la sostituzione dei filtri esistenti con filtri di classe superiore possono rientrare tra le spese che fruiscono della detrazione.
In ordine alla possibilità di usufruire della sospensione del saldo IVA annuale anche per coloro che, potendo beneficiare della sospensione del saldo, abbiano, comunque, scelto di versare la prima rata di Marzo e sospendere i versamenti fino al 16 settembre 2020, per la parte di debito annuale che residua al netto della prima rata, l’Agenzia delle Entrate, ripercorrendo la normativa dal D.L. n. 18/2020 convertito in legge n. 27 /2020, nella quale viene stabilita la generica sospensione dei versamenti in autoliquidazione relativi all’imposta sul valore aggiunto con scadenza nel mese di Marzo 2020, incluso il versamento annuale, stabilisce che il contribuente, il quale pur avendo i requisiti per beneficiare della sospensione abbia comunque versato la prima rata ma non anche quelli in scadenza nei mesi di Aprile e Maggio, potrà, al pari di colui che non abbia legittimamente versato nulla Marzo 2020, versare ciò che residua del debito annuale Iva, in un’unica soluzione entro il 16 settembre o mediante rateazioni fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata, a partire dalla medesima data del 16 settembre 2020, ovvero, potrà procedere al versamento secondo le indicazioni contenute nell’art. 97 della D.L. n. 104/2020, in virtù del quale, i versamenti sospesi possono essere effettuati per un importo pari al 50% delle somme oggetto di sospensione in un’unica soluzione entro il 16 settembre o mediante rateizzazione fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo a partire dalla medesima data, e il restante 50 %, versato sempre ratealmente fino ad un massimo di 24 rate mensili di pari importo a partire dal 16 gennaio 2021.
Il contribuente che, invece, ha versato la prima rata a Marzo, perché escluso dal beneficio della sospensione dei versamenti di Marzo, abbia invece beneficiato, avendone i requisiti della sospensione disposta per i mesi di Aprile e Maggio, dovrà versare nei termini ordinari le rate che residuano potendo rinviare al 16 di settembre il versamento delle sole rate sospese di Aprile e Maggio.
E’ chiarito, in riferimento al credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari (art. 186 del D.L. 34/2020), limitatamente all’anno 2020, che la misura unica del 50% degli investimenti effettuati entro il tetto massimo di 60 mln di euro per le domande presentate entro il 30 settembre 2020, riguarda gli stessi soggetti beneficiari previsti nella norma originaria (imprese, lavoratori autonomi, enti non commerciali), sempre nel rispetto dei limiti del regime “ de minimis”. Viene chiarito, poi, che non è necessario nell’anno precedente aver avuto analoghi investimenti sugli stessi mezzi di informazione (requisito invece previsto nella norma a “a regime”), né aver avuto un valore incrementale degli stessi investimenti rispetto al periodo precedente. E’, infine, precisato che le comunicazioni precedentemente inviate tra il 1 e il 30 marzo 2020, saranno valide e il credito spettante sarà rideterminato in base ai nuovi criteri.

In questi ultimi gironi è stato formalizzato il decreto interministeriale che precisa i comparti produttivi beneficiari dell’esonero previdenziale previsto dal cosiddetto “Decreto Legge Rilancio”.
E’ una misura proposta dal Mipaaf e accolta in sede di conversione del Decreto Legge a luglio, che ha recepito la richiesta di Confagricoltura, per garantire, in maniera automatica, maggiore liquidità alle imprese agricole delle filiere penalizzate dalla pandemia del Covid-19.
Ora occorre fare di più, alla luce della perdurante crisi del settore HoReCa, estendendo la misura anche ad altri comparti esclusi dal provvedimento. Abbiamo promosso – sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansantiun’azione specifica al Mipaaf, coinvolgendo direttamente la ministra Bellanova, proponendo alle forze politiche alcuni emendamenti al cosiddetto “Decreto Agosto” per allargare i benefici ai settori olivicolo, frutticolo ed orticolo, in particolare di IV gamma”.
Tutti i comparti danneggiati, anche quelli toccati successivamente alla fase di maggiore criticità, devono poter usufruire di un sostegno essenziale per restituire sicurezza finanziaria alle imprese.
Nell’interesse del settore primario – conclude Giansanti – che ha dimostrato nell’emergenza quanto sia essenziale al Paese, occorre apportare le necessarie modifiche di legge e trovare la copertura finanziaria indispensabile per far fronte alla richiesta del mondo produttivo”.

 

Il calo di vendite di insalate in busta e, in generale di ortaggi di quarta gamma, è iniziato con il lockdown, quando i consumatori, programmando la spesa per più giorni, avevano orientato i loro acquisti verso prodotti più conservabili. Con la chiusura dei pubblici esercizi è poi venuta meno anche la domanda del segmento Ho.Re.Ca.
La situazione, che si auspicava temporanea, è invece peggiorata. Confagricoltura fa sapere che il 30% delle famiglie ha ridotto i consumi di quarta gamma anche dopo la fase acuta della pandemia, e oltre il 10% di coloro che compravano insalate in busta ha abbandonato il prodotto (fonte: Monitor Ortofrutta).
Dopo la Fase Due, con alcune riaperture, le vendite sono rimaste comunque costantemente inferiori, intorno al 20%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ancora condizionate dalla debolezza della domanda del canale Ho.Re.Ca.
Il comparto – evidenzia Confagricoltura – vale oltre 1 miliardo di euro ed è caratterizzato da un trend trainante e innovativo che purtroppo ha registrato un improvviso stop a causa della pandemia. L’81% dei consumatori di ortaggi freschi compra verdure quarta gamma: insalate per il 74%; ortaggi pronti al consumo (carote baby, julienne etc.) per il 18% e altri prodotti da cuocere per l’8%.
Le verdure di IV gamma costituiscono il 16% del valore degli acquisti di ortaggi freschi delle famiglie italiane (fonte: Ismea)
Confagricoltura già a fine giugno si era fatta carico di segnalare le difficoltà del segmento produttivo, sollecitando il Mipaaf a prevedere l’attivazione delle più opportune misure di intervento per sostenere le imprese, anche facendo leva sul fondo emergenziale istituito con il Decreto Rilancio.
E’ una situazione – dichiara il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansantiche conferma le nostre preoccupazioni e l’urgenza di intervenire per ristabilire la redditività e la fiducia di un comparto che era decisamente in crescita e che ha subito un colpo durissimo dallo squilibrio di mercato conseguente alla pandemia. Chiediamo quindi di valutare in maniera concertata gli interventi più idonei, come già previsto per altri settori”.